Gig economy: quali sono le aziende che hanno bisogno dei riders

Uno dei primi temi affrontati dal neo ministro dello sviluppo economico Luigi Di Maio è quello di estendere le tutele dei cosiddetti riders, nuova classe di lavoratori attivi nell’economia 2.0 e nel comparto delle consegne a domicilio. Una puntata delle trasmissione Report condotta da Riccardo Iacona e andata in onda su Rai Tre il 09 giugno 2018, era intitolata laconicamente “Socialmente Umiliati”. L’inchiesta ha fatto un po’ di chiarezza sulle condizioni contrattuali e di lavoro dei riders, che spesso come interfaccia non hanno una persona che rappresenta l’azienda ma una semplice app. Le loro performance lavorative sono poi fotografate da un algoritmo motivazionale che li spinge ad aumentare il numero delle consegne per essere scelti e pagati meglio.

I riders prelevano il cibo o altri prodotti ordinati su un’app e partono per la consegna in bicicletta o in altro mezzo, in fasce orarie stabilite precedentemente e con qualsiasi condizione di traffico e meteo. Sul loro smartphone hanno indicato l’orario nel quale il cliente si aspetta la consegna. In attesa che il tavolo convocato dal ministro Di Maio con le aziende e i sindacati porti a migliori condizioni contrattuali e a maggiori tutele per i riders, ecco alcuni numeri delle aziende attive in Italia in questo nuovo segmento della sharing economy chiamato  gig economy (economia dei lavoretti).

Una delle aziende protagoniste è sicuramente la tedesca Foodora, di proprietà di Delivery Hero. Attiva a Milano, Torino, Firenze, Verona, Napoli e Bologna, ha fatto sapere che potrebbe lasciare l’Italia se le condizioni richieste dal ministero risultassero troppo stringenti. Foodora ha chiuso il primo semestre 2017 con un fatturato pari a 253 milioni di euro, per una crescita di oltre il 90% sullo stesso periodo del 2016. I riders di questa compagnia vengono pagati meno di quattro euro netti l’ora e l’azienda versa loro contributi Inps e Inail.

Altra protagonista della vicenda è Deliveroo, azienda britannica che consegna il cibo a domicilio prelevandolo dal ristorante. I ricavi 2016 sono ammontati a 129 milioni di sterline, con una crescita del 300% sul 2015. Il 2017 promette bene perché il comparto sharing economy secondo tutte le analisi è destinato a salire nei prossimi anni, ma un riders di Deliveroo in scooter guadagna 8 euro l’ora con rimborso benzina e assicurazione in caso di danni. Altri protagonisti della gig economy sono in Italia Glovo e Just Eat, ma la lista non è esaustiva e fioccano i nuovi entranti.

 

Mild Hybrid, la virtù dell’auto sta nel mezzo

“Non ci si rende conto dei grandi cambiamenti perché sono frutto di minuscoli e infiniti compromessi”, dice il poeta. Anche per l’auto ibrida, che in Italia vale il 3,7% del mercato, un punto percentuale in più rispetto allo stesso periodo del 2017, calza bene l’adagio secondo il quale la virtù sta nel mezzo e tra un inquinante motore a benzina o diesel e una costosa alimentazione ibrida, è da preferire la soluzione mild hybrid. Questa tecnologia rappresenta una buona via di mezzo in termini di costi di produzione e riduzione dei consumi. Presentandosi come la soluzione tecnica che prenderà campo nei prossimi anni, facendo impennare la quota di mercato odierna.

Come spesso accade per una nuova tecnologia, le ambasciatrici sono state auto di lusso e iper-tecnologiche, come l’Audi A8 e la Bmw serie 5, ma è previsto l’impiego di questa tecnologia anche in alcuni modelli prodotti da Fca e addirittura sulla nuova Volkswagen Golf ottava serie, ancora in fase di sviluppo. I tedeschi di Volkswagen sono un po’ in ritardo rispetto allo sfidante Toyota, che in Italia occupa le prime quattro posizioni nella classifica 2018 delle auto ibride più vendute, con Yaris, CH-R,  Rav 4 e Auris. Puntare sulla Golf vuol dire utilizzare il mild hybrid su larga scala industriale, sul modello più venduto in Europa, sfidare i giapponesi nel terreno in cui sono più forti e abbandonare gradualmente l’alimentazione tradizionale in luogo dell’elettrificazione. Naturalmente, si apre un mercato parallelo in grado di generare numeri enormi come quello dei ricambi auto nel settore ibrido. Al fine di poter risparmiare in modo considerevole, consigliamo l’uso di coupon e codici sconto sui ricambi ed accessori per auto.

 

Come funzione la tecnologia mild hybrid?

La propulsione mild hybrid è termico-elettrica, con un impianto elettrico a 48 volt e batterie al litio che lavora insieme a un motore tradizionale attraverso una cinghia o l’albero motore. Il piccolo motore elettrico interviene nelle fasi di accensione, accelerazione, recupero dell’energia frenante e quando la vettura viaggia galleggiando con la spinta cinetica, sostituendo il motore termico e abbassando così i consumi e le emissioni inquinanti. Si stima che con la tecnologia mild hybrid, un propulsore consumi fino al 20% in meno di carburante.

Tale tecnologia non azzera dunque le emissioni come le auto cosiddette zev (zero emission vehicle), che per fare un esempio sono la Nissan Leaf e la Renault Zoe, e viene preferita dai costruttori perché meno costosa da produrre, più facile da montare e meno ingombrante dal punto di vista tecnico, così da favorire la massa a vuoto del veicolo. Per la legislazione italiana, inoltre, il mild hybrid è un propulsore ibrido a tutti gli effetti, dunque le auto che montano questo sistema beneficiano dei permessi nelle zone a traffico limitato e degli incentivi previsti per l’acquisto di auto ecologiche.

 

iPhone: sbaglia la password, lo blocca per 47 anni

Bimbo gioca con l’iPhone della mamma, che lo lascia da solo in casa a soli due anni con lo smartphone tra le mani: il risultato è il blocco del telefono per ben 47 anni, ecco cos’è successo. Una notizia davvero curiosa quella che proviene dalla Cina, che dimostra come sia meglio non lasciare mai da soli il proprio bambino con lo smartphone in mano. Giocando con l’iPhone, un bimbo cinese è riuscito a bloccare l’iPhone della mamma per ben 47 anni, altro che qualche minuto di attesa.

Identificata semplicemente con il nome Lu, la madre ha raccontato alla stampa locale di aver lasciato il figlio da solo in casa per un po’ di tempo, permettendogli di giocare con il suo iPhone per guardare dei video educativi, ma il suo ritorno a casa le ha riservato una sorpresa di certo poco gradevole. Lo schermo del suo telefonino le ha mostrato infatti una notifica piuttosto insolita: “iPPhone è disattivato, riprova tra 25,114,984 minuti”, come riportato dal Global Times.

Chiaramente, avendo solamente due anni il bambino non poteva essere cosciente di ciò che stesse facendo, ovvero di star attivando il sistema di sicurezza progettato da Apple; il meccanismo di blocco degli iPhone entra infatti in azione nel momento in cui l’utente erroneamente sbaglia il codice di sblocco preimpostato per troppe volte, con l’obiettivo di evitare che qualche malintenzionato possa appropriarsi del melafonino e, con esso, di tutti i dati archiviati, fotografie e video compresi.

In qualche situazione, questo meccanismo di blocco degli iPhone ha però un risvolto spiacevole: è necessario attendere un determinato periodo di tempo prima di poter inserire un nuovo passcode, ma 47 anni è un quantitativo di tempo difficile da aspettare. Confusa, la madre del bimbo si è recata nell’Apple Store di Shangai, dove al tecnico non è rimasto altro che consigliarle di resettare l’iPhone riportandolo alle impostazioni di fabbrica, operazione che le ha fatto perdere tutti i dati finora archiviati. “Non potevo aspettare 47 anni e dire a mio nipote dell’errore di suo padre”, ha raccontato ironicamente la donna.

Abbonamenti tv, cresce Sky ma occhio ad Amazon Prime

Anche nel 2017 gli italiani si sono confermati utenti molto legato alla televisione, anche se tra pay tv e piattaforme di streaming video le modalità di fruizione si vanno modificando. Uno sguardo alle emittenti in abbonamento fa capire immediatamente quanto il mercato sia differenziato, tanto che nei prossimi anni le posizioni di forza tra i competitor potrebbero cambiare, anche perché non sono esclusi nuovi entranti nell’arena competitiva. Per il momento Sky Italia resta regina degli abbonamenti tv, con 4,82 milioni di abbonati rilevati al 31 marzo 2017 e un offerta molto composita, anche se i diritti tv della Lega Serie A per il triennio 2018/2021 sono stati acquistati dagli spagnoli di MediaPro. Sky Italia resta attiva nel settore delle serie tv, che ha regalato ascolti record nel caso di Gomorra 3 e che per il 2018 prevede l’arrivo di Zero, Zero, Zero e Gheddafi (sempre nate da un’idea di Roberto Saviano) e Il Miracolo di Niccolò Ammaniti.

Mediaset Premium ha perso circa 100.000 abbonati nel 2017

Mediaset Premium è l’inseguitrice più accreditata di Sky. Fiore all’occhiello della sua offerta è la Champions League, ma secondo dati raccolti da Radiocor Plus nel 2017 sono mancati circa 100.000 abbonati, per un totale di 1,6 milioni di utenti che hanno scelto la pay tv del “Biscione”. Con 800 mila sottoscrizioni, Netflix è ora più vicina a Mediaset Premium in termini numerici, anche se l’emittente statunitense utilizza una soluzione tecnica differente: collegamenti ultra broadband di rete fissa, cioè lo streaming video. Cinema e serie tv sono i contenuti più visti su Netflix, che tra i suoi cavalli di battaglia vanta la crime serie Mindhunter di David Fincher. Segue Tim Vision, la tv on demand del gruppo Telecom Italia. L’osservatorio sui contenuti video ha fatto sapere che Tim Vision ha raccolto 600 mila sottoscrizioni tra settembre 2016 e luglio 2017, puntando su un’offerta che valorizza la tv per ragazzi e i cartoni animati.

Amazon Prime Video è pronta alla sfida italiana della tv on demand

Apparentemente inferiori, ma con grandi potenzialità di crescita, i numeri delle altre piattaforme. Sono 300 mila gli utenti pay di Infinity, tv on demand che sta crescendo attraverso la tambureggiante campagna con testimonial “Maccio Capatonda”. Now Tv, servizio streaming appartenente a Sky, conta invece 250 mila sottoscrizioni. Ci sono poi una serie di operatori non pay, come Dplay, La7.it e RaiPlay, che portano gli utenti over the top content (cioè video attraverso la rete) a 2,9 milioni in Italia, incentrando l’offerta sull’intrattenimento. Il mercato italiano dello streaming video e delle tv in abbonamento, tuttavia, si prepara alla crescita esponenziale di Amazon Prime Video, che parte da posizioni residuali ma non è certo arrivato per restare un comprimario: l’offerta dei programmi si va ramificando e per la nona società più visitata nel web in Italia non sarà difficile trovare la chiave per proporre l’offerta video ai suoi utenti.